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Pompei
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L'arte di costruire giardini è
considerata, da poeti e scrittori, come un segno di alta civiltà.
Scrive Francis Bacon nel suo saggio "Of Gardens":
"Dio onnipotente piantò da prima un giardino. E in verità esso è il
più puro dei piaceri umani. E' il più grande ristoro per lo spirito umano; senza di esso
edifici e palazzi sono soltanto manufatti grossolani; e si vedrà sempre che,
nell'evoluzione verso la civiltà e l'eleganza, gli uomini arrivano prima a costruire
edifici maestosi che a creare bei giardini come se l'arte dei giardini fosse la massima
perfezione..." |
Nella
cultura dell'antica Roma quest'arte raggiunge il suo apice in seguito alla conquista dei
paesi ellenistici ed all'incontro con un'arte raffinata, in cui si erano fuse la
sensibilità greca e l'espressione delle civiltà della Persia, della Fenicia, dell'Egitto
che erano state a loro volta conquistate. Fino a quel momento era prevalso in Roma il
carattere agreste nel rapporto con la natura, legato agli austeri principi di vita che
riconoscevano nel lavoro dei campi l'origine della formazione morale e civile del buon
cittadino romano. Le stesse divinità, di origine etrusca, sono frequentemente associate
ai riti della fecondità e della terra, e ad esse erano dedicati i boschi sacri:
come il Lucus Populorum (dei pioppi), nel sito dell'attuale Piazza del Popolo che
ne conserva il ricordo nel nome. |
La nuova influenza
ellenistica sconvolge l'austerità dell'hortus romano, portando all'interno delle
città e delle case giardini sontuosi, coltivati per il piacere dei sensi anzichè per
l'utilità dei frutti, e avviando un processo di urbanizzazione delle campagne con la
diffusione delle ville suburbane. Il giardino diventa parte integrante dell'abitazione e
della vita quotidiana: è il luogo dell'otium e dell'incontro conviviale, la
cornice prestigiosa che dimostra lo status del proprietario. |

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Tra le testimonianze
più importanti di questo fenomeno, le case di Pompei mostrano, nell'attimo immobilizzato
del 24 agosto del 79, l'importanza e lo splendore dei giardini dell'epoca, ricostruiti
oggi grazie agli studi delle radici e dei pollini imprigionati dalla lava del Vesuvio.
Nella forma del giardino si ripropongono i principi di geometria e
simmetria propri dell'architettura. Attraverso la costruzione di graticci si struttura lo
spazio e si definiscono i percorsi. L'acqua sgorga da fontane e scorre attraverso il
giardino. Nella casa di Loreio Tiburtino il canale dell'acqua, detto euripo, è
asse portante di tutta la costruzione del giardino e la fonte è situata sotto un
padiglione che ne accentua l'importanza. |
La
presenza del giardino conserva in sè un richiamo all'antico significato rurale, con la
presenza dei Larari, le edicole dipinte dove si celebrano gli dei della natura e della
fertilità.
E' anche grazie agli affreschi
di Pompei che l'immagine dei giardini è arrivata fino a noi: le pitture rappresentano una
grande varietà di alberi e specie vegetali, pergolati coperti di rampicanti, uccelli di
ogni specie, vasche e fontane, e padiglioni immersi nel verde. Talvolta sono prospettive
illusionistiche, che prolungano verso un immaginario spazio esterno gli ambienti delle
stanze - portando al loro interno gli elementi del giardino -, altre volte sono vere e
proprie scene di paesaggio, i cosiddetti topia, termine che darà origine, per
estensione di significato, all' "arte topiaria", ossia all'arte - propria del topiarum,
il giardiniere - di tagliare e potare gli alberi in modo da comporre quelle stesse scene
dipinte, animate da personaggi e paesaggi fantastici.
Il rapporto stretto che lega interno ed
esterno nella casa romana si esprime in primo luogo nel peristilio, il cortile porticato
che è il vero e proprio cuore della domus, su cui si affacciano tutte le stanze
e intorno al quale ruota la vita familiare, e che si trasforma sovente in un giardino
chiuso, ricco di vasche colme d'acqua, che attirano gli uccelli ad abbeverarsi, di fiori
coltivati in vaso, di diverse specie di arbusti potati in tutte le forme dettate dalla
fantasia dell'opus topiarium |





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Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.)
descrive, nel suo trattato De Re Rustica, le caratteristiche fondamentali per una
villa: il peristilion - il colonnato - il peripteros - il pergolato - e
l'ornithon, la voliera: tutti gli elementi che compongono, in sintesi, l'ambiente
del giardino.

(Affresco della Casa del
Braccialetto d'oro. Immagine tratta da: Gabrielle van Zuylen, Il giardino Paradiso del
mondo, Universale Electa/Gallimard, Parigi 1995)
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